Dal libro Invisible Bonds
Le domande che mi fanno sempre
Da quando racconto di Darko, le persone mi fanno domande. Sempre le stesse, più o meno. Non sono un'esperta: sono una che ha vissuto nove anni con un pastore tedesco alsaziano di quarantacinque chili, e prima ancora con altri cani. Rispondo con quello che ho fatto io. Per la salute, lo ripeto, c'è il veterinario.
"Come faccio a scegliere il cucciolo giusto?"
Non con gli occhi soltanto. Prima chiediti che cane vuoi: che taglia raggiungerà, che carattere ha quella razza, quanta energia, quanto spazio, quanto tempo. Poi vai a vederli, e se puoi torna più di una volta: io con Darko sono tornata sei volte, e non me ne pento. Il cucciolo giusto lo riconosci perché il tuo sguardo cerca sempre lui. Ma il cucciolo giusto esiste solo se prima hai capito che vita puoi dargli.
"I primi giorni a casa: cosa devo fare?"
Poco, e con calma. Lascialo annusare, stare vicino a voi, capire dove dormite. Non aspettarti che sappia niente: non sa niente. La prima notte tienilo vicino, non da solo in un'altra stanza. E prendi fiato: il primo mese è fatto di piccoli errori e di pazienza.
"Non fa i bisogni dove voglio io. Come si fa?"
Come ho fatto io: la mattina appena sveglio, fuori. Appena fa quello che deve, coccole e un biscottino. Se sbaglia in casa, un "no" secco e basta, senza scenate. Ripeti ogni giorno. A Darko ci è voluto un mese. Il cane non è testardo: semplicemente non gliel'ha ancora insegnato nessuno.
"Si può educare un cane grande senza punizioni?"
Sì. Il mio pesa quarantacinque chili e non l'ho mai picchiato. Regole chiare, poche parole sempre uguali, un premio quando fa bene, coerenza ogni giorno. Un comando alla volta: prima "seduto", poi il resto. La paura ferma un comportamento per un momento; la fiducia costruisce un rapporto per sempre. E se qualcosa non entra, il problema è nel modo in cui lo stai spiegando tu, non nel cane.
"Il mio cane fa la guardia a tutti, ringhia agli estranei. È normale?"
Per certe razze, sì. Darko lo fa da sempre. Quello che puoi fare è conoscerlo e organizzare le situazioni: dire agli ospiti di ignorarlo per i primi minuti, niente sguardi fissi, niente mani sulla testa, aspettare che sia lui ad avvicinarsi. Non devi dimostrare a nessuno che il tuo cane è buono. Devi fare in modo che lui sia tranquillo e che le persone siano al sicuro. Se ringhia o mostra i denti in modo che ti preoccupa, parlane con un educatore serio, di quelli che non usano la forza.
"Ha paura dei temporali e dei botti. Cosa faccio?"
Quello che si può: portalo nella parte della casa più lontana dal rumore, chiudi le finestre, abbassa le tapparelle. Poi stagli vicino, parlagli piano, e aspetta con lui che passi. Non lo puoi convincere che non c'è pericolo. Puoi solo fare in modo che non lo attraversi da solo.
"Posso viaggiare con un cane grande?"
Sì, ma con la testa. Documenti, vaccini, un trasportino su misura se deve andare in stiva. E prima chiediti se quel viaggio è per lui o per te: io ho fatto volare Darko due volte, e ho deciso che non ne farà altri, perché ho visto che con l'età la paura cresce. Per le vacanze: non basta "animali ammessi". Cerca posti recintati, sicuri, freschi. Se non li trovi, cambia posto o cambia data. Io l'ho fatto.
"Il mio cane sta invecchiando. Cosa cambia?"
Cambia il ritmo, non lui. Corre meno, dorme di più, ha bisogno di più attenzione e gli basta pochissimo: una parola, una mano. Rispetta il suo passo. Non chiedergli di essere il cane di tre anni. Goditi la corsa più corta e il momento in più sdraiato accanto a te. E parla con il veterinario di come adattare cibo e controlli.
"Cosa gli dai da mangiare?"
Le sue crocchette, adatte all'età. Ogni tanto gli cucino io: carne fresca, verdura, e niente di quello che il suo corpo non tollera — nel caso di Darko, il pollo. Ogni cane è diverso: osserva il pelo, la pelle, la digestione, e chiedi al veterinario prima di cambiare.
"Sto per prendere un cane ma non sono sicuro."
Allora non prenderlo. Non ancora. Un cane si prende quando sei sicuro di potergli dare tutto: tempo, pazienza, spazio nei programmi, spese, e la volontà di esserci anche quando sarà vecchio. Non lo si prende per provare, e non lo si restituisce. È come un figlio: non esiste.
"È vero che un cane si ama come un figlio?"
Non nello stesso modo. Ma con la stessa serietà, sì. Io sono la mamma dei miei figli, e sono la mamma di Darko. Non confondo i due amori. Dico soltanto che la mia capacità di prendermi cura non si ferma davanti alla parola "animale". Se hai un cane, probabilmente lo sai già.
Hai una domanda che qui non c'è?
Scrivimela: rispondo con la mia esperienza. Per la salute del tuo cane c'è il veterinario; per il metodo passo-passo c'è Pastore Tedesco Pro.
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